La scomoda verità / The uncomfortable truth

Esattamente un mese fa iniziavo una nuova avventura lavorativa in una scuola a Torino. Come assistente del dipartimento della materna e elementare. Inoltre, a richiesta della direzione, con un occhio di riserva nella questione alimentare visto l’esistenza di un progetto educativo alimentare dentro la scuola.
Ero felicissima. Il posto era molto bello. I colleghi molto gentile e accoglienti.
Tutto, e dico tutto, senza eccezione, trascorreva veramente benissimo. Giornate molto stancanti ma con grandi soddisfazioni. Sembrava che io fosse li da tanto tempo. Riconoscimento del mio lavaro, ringraziamenti e dando sempre più spazio per farmi sentire “parte della famiglia”

Un bel pranzo, ero seduta con la quinta elementare, e faccio caso che uno dei ragazzi si alza per prendere il “bis”, dopo aver già mangiato un piatto di pasta in bianco, una bistecca impanatta di pollo e 2 pagnotte di pane. (niente verdure!) Al ritorno vedo sul suo vassoio un altra bistecca e altre due pagnotte di pane. Non ho fatto in tempo a dire nulla che si era già alzato e tornava con una terza bistecca e altre pagnotte! Al che mi alzo vado da lui e dico che mi sembrava che stesse un pò esagerando con i “bis” e le quantità di pane che stava mangiando. Lui con totale aria di indifferenza si gira dicendo che io non era nessuno per dire quello che deve mangiare o fare. Con calma li rispose dicendo che non si trattava di questo massì del fatto che ormai sarebbe già sazio e senza necessità di abbuffarsi in quel modo. Lui sempre indifferente, alzandosi le spalle, continua a mangiare e dice che non li “fregava nulla di quello che dicesse”.
Mi giro, vado dalle signore che servono i bambini e dico di non dare più nulla al bambino in questione. Lui furbamente alternava le signora in modo che loro pensassino fosse il suo bis!!
Vengo fermata da uno dei suo amichetti che mi dice che lui in verità aveva già mangiato 6 pagnotte di pane e non 4 come avevo capito e che mi aveva datto da mostro.
Sorridendo ringraziai il bambino “informante”.

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In classe quello stesso pomeriggio, sempre con la quinta elementare, si concludeva un lavoro di gruppo e alla fine ci siamo seduti tutti vicini per condividere i nostri pensieri. Il tema in questione era i cambiamenti del corpo umano e la loro crescita. Argomento pertanto abbastanza delicato. Ma per la mia allegria (anche se io stavo toccando l’argomento con questa classe per la prima volta!! Vi ricordo che io ero una assistente.) vedo che tanti di loro avevano citato l’importanza del mangiare bene, le verdure, il beneficio per il cervello…
Discutendo su questo punto i bambini tutti molto fieri parlano del loro intento di mangiare meglio d’ora in avanti quando, sempre quel bambino “informante” prendi come esempio il bambino del pranzo (non presente in questa classe) e inzia a dire tutto quello che il bambino fa di sbagliato nel mangiare e, da li, si è scattenato un bel caos. Non riuscivo a contenere la classe. Sono stati i 3/4 minuti più agitati da rimettere in ordine. Finalmente riprendo la loro attenzione dicendo che non era il caso di usare quel bambino come esempio di cosa non fare. Invece loro come suoi amici, amici quali sembravano di aver capito l’importanza del mangiare bene, dovevano aiutare a capire anche a lui questa cosa. (Non sto a entrare nei minimissimi dettagli perchè la storia è pur sempre dentro una classe di pre adolescenti 10enni…sappiamo come sono!)
Cercando anche di spiegare che se non prendiamo cura della nostra salute sin da piccoli rischiamo di dover andare dal dottore ad una certa età, ancora molto giovane (ho citato il numero 28 prima di arrivare ai 30 anni) e che purtroppo potrà anche dire delle brutte notizie come quella che possiamo morire presto se non curiamo la nostra salute. Una cosa molto triste se dobbiamo interrompere il ciclo della vita.
Suona la campana. I bimbi si alzano. Io ancora tenendoli tutti fermi dico che questa questione dell’aiutare il loro amico è la cosa più importante e che dovevano riffletere.

Nei miei ragionamenti, mi sentivo completamente impotente e non essendo riuscita a frenare subito lo sparlare del compagno ma credevo che comunque avevo ridimensionato la cosa in modo abbastanza positivo.

Nel mattino dopo incroccio la maestra del bambino in questione di ieri e chiedo di poter fare due chiacchiere non appena avessi un secondo. La mattina prosegue, io sempre in classe con la quinta, e ad un certo punto, in mezzo alla lezione di matematica, sempre il bambino “informante” esce con l’argomento di ieri pomeriggio dicendo che si sentiva troppo in colpa di quello che era successo e di aver parlato alle spalle del suo compagno. E, di nuovo, tutti che cominciano a parlare insieme.
Capendo la delicatezza della situazione, fermo con la matematica e riprendo il tutto con loro. Alcuni dei bambini hanno interpretato il mio parlare del contesto morte a giovane età come se stessa augurando che i loro compagno morisse. Chiarisco il malinteso dicendo che nello stesso modo che veniamo datti l’esempio che tanti bambini muoiono dalla fame e noi non dobbiamo spreccare cibo, anche quello era un esempio da sapere. Che ci sono studi che comprovano questi fattori, che ci sono programmi televisivi che mostrano bambini obesi che rischiano la morte pertanto il mio commento non era un augurare la morte a nessuno.
Dopo ascoltare alcuni di loro, scambiare punti di vista, il tutto mi sembrava essere stato chiarito. Si parte la recreazione. Invece io mi trovo con uma mamma (non era la mamma del bambino in questione) nella porta della classe che voleva chiarimenti su quello che era successo nel giorno precedente poichè sembrava, secondo le spiegazioni dei bambini a casa, che io avessi preso il loro compagno come cattivo esempio, il pagliaccio di turno augurandoli anche la morte. Sembrava inoltre, e questa informazione mi ha raccontato questa mamma, che il bambino in questione, quella sera era andato a dire a sua mamma che io, all’ora di pranzo, li avessi chiamato di maiale e dicendo che non doveva mangiare più.
Ho invitato la mamma dentro la classe, ho raccontato il tutto, dall’evento pranzo alla conclusione del lavoro che stavano facendo, l’ho fatta vedere il foglio dove loro avevano scritto le loro riflessioni sull’argomento e spiegando il tutto, la mamma dice che i genitori erano rimasti sciocatti da quello che i loro figli avevano riportato a casa ma lei era altretanto felice anche del commento di suo figlio quando disse che aveva mangiato 5 fagiolini quel pranzo. Io, sorridendo, disse che certamente c’era stato un grosso malinteso e giustamente i bambini, fra i sensi di colpa di aver sparlato del loro compagno e il confronto dei genitori si sono spiegati in maniera ingrandita. Mi resi disponibile per chiarimenti con tutti i genitori poichè io avevo agito in tutta buona fede e basato su informazioni legali e mediche. Lei era d’accordo. Ci siamo chiarite, salutate ed io però mi ero resa conto invece, di un enorme iceberg che stava spuntando. Mi siedo immendiatamente per scrivere una mail alle dovute maestre e direzione della quinta elementare. Non faccio in tempo a finire e andare a pranzo che vengo informata che dovevo andare in direzione dal direttore della scuola poichè i genitori del bambino in questione avevano fatto una lamentela formale accusandomi di atto bullismo contro il loro figlio.

Il resto di questa storia lo potete già immaginare. Si, sono stata licenziata. O meglio, non mi hanno fatto passare il mio mese di prova.
Ma non è per questo motivo che io abbia scelto di rendere questa storia pubblica nel mio blog. Le questione politiche dentro una scuola lo sappiamo sono sempre molto delicate. Ed io non vorrei in nessun modo entrare nel merito del come il tutto sia stato gestito. Tutto in meno di 24 ore. L’unica cosa molto triste è la ragione usate per non considerare più il mio contratto: “differenze culturale che non mi hanno lasciato raggiungere l’espettative del dipartimento”.

Quello che io vorrei condividere qua è il fatto che la scuola abbia scelto di non considerare la posizione alimentare che ha creato tutto il problema. Ha scelto la via più facile di tacere il problema. Avete anche capito che il bambino in questione ha dei problemi, e seri, di peso tra altre problemi che giustamente lo portano a sfogarsi nel cibo. Il mio intervento in quel pranzo non era solo come la maestra di turno che controllava la tavola. Era come un adulto che capisce le differenze e i limiti del mangiare per piacere e non per sfogo. (problematica anche questa molto citata da tanti genitori visto che per quanto la mensa faccia un cibo fresco e molto invitante, i bambini non mangiano bene per mancanza di sorveglianza nell’ora del pasto).
Mi domando invece se quel bambino fosse, per qualsiasi motivo, sentito male per indigestione, sarei stata accusata di non professionalità perchè non ho controllato che il bambino stesse mangiato troppo?!
Per non dire che alla fine di quella mia giornata stravolta io ho incrocciato la mamma e il bambino in questione che uscivano dalla saletta delle macchienette caffè e lui aveva in mano 2 kinderbueno. (ed io il cuore spezzato!).

La questione che voglio portare alla luce è che, qua in Italia, ancora non si capisce veramente la serietà e importanza dell’educazione alimentare infantile. Sono sicura che eventi come di questo bambino a pranzo non sia l’unico. Anzi!
Non è perchè siamo un paese mediterraneo con ottimi alimenti, che possiamo mettere le nostre coscienze in pace. C’è un lavoro immenso da fare, partendo dal piccolo, da dentro casa nostra, per arrivare insieme alle scuole. Noi educatori abbiamo il dovere di lavorare su questa questione. Stiamo prendendo cura, educando le generazioni future.
Ed io come essere umano, come educatrice (anche se disoccupata, di nuovo) e como la Foodsitter continuerò questa battaglia fino in fondo. Perchè ci credo, perchè capisco l’importanza e sopratutto perchè la salute e il benessere di un bambino va messo davanti a qualunche questione politica scuolastica sia essa pubblica o privata.

One month ago I started a new work experience at a school in Turin as a cover teacher for Nursery til Grade5 department. With a request from the Headmaster to keep an eye at the food habits considering they have a food education program in the school.
I was so happy. The place was great and staff was very kind and welcoming.
Everything and I mean everything was running just perfect. Very intese days but full of work satisfaction to a point that it made me feel as if I had been there forever. A lot of work rewards and recognition and always with open space to make me feel “part of the family”.

blog post

During lunch time,I was seating with Grade5 when I took notice that one of the kids had had three servings of chicken fillets after having a bowl of pasta and two “pagnotte” of bread. I called out his attention about it including the fact that he didn’t have any serving of vegetables!
He just shrugged his shoulders and carried on eating.
I went to the ladies that serve the kids and asked them not to serve him any further. Tricky as he was he was going from one lady to another so they would believe it was his second serving.
As I was leaving the room one of his friends came up to me and said that not only the boy carried on eating his bread but also had not three but 6 bread servings. On top of all it seems that once I’ve turned my back he said to his friends that I’m no one to tell him what to do that he eats whatever he wants and that I’m a monster.
I thanked the boy for the info and carried on.

Back in class while we were working during last period on the reflections for the Unit they were working, after everyone completed their answers we all sat on the carpet to share their views (I had read every single one and it had caught my attention the answer that quite a few of them had given to this question: 7) how will this change in what I do every day?
Quite a few wrote about how understanding the importance of eating well would help them to grow up better and look after themselves.
I touched almost all questions giving the opportunity to all of them to express themselves since it is a rather delicate unit (body and changes were some of the points discussed)
When it came to final question some of them spoke about feelings of not feeling am embarrassed to speak about some topics since learning the meaning of them….leading to mention the whole food aspect. I then said to them that it is very good they were getting a broaden view on this unit reflection to a point when one of the boys brought it up the whole lunch issue. Things did get out of hand when the whole class started fingerpointing at that particular boy’s poor eating habits. Adding to the event that took place during lunch. It took me over 4 minutes to get them to calm down and get their focus back on and manage to turn the situation into making the point that they should instead of speaking about his friend’s bad eating habits but to help him out to understand the importance of eating well and healthily.
I did use the example of proven and known facts that if you do not look after your health properly since a young age it will get to a point that the doctors might say to you that you can die very young (I gave the number 28 of age as example before reaching 30.
The bell rang and my final words were for them to reflect on the matter and find a nice way to help his friend.

The morning after the kids themselves brought it up the issue in the middle of class. They were saying they felt guilty about talking on his friend’s back. We had a serious conversation as it became clear to me that a mix of sense of guilty and misunderstanding of what we were actually discussion yesterday had happened. Some of the kids did interpretate the “dying at a young age” as if I was wishing their friend to die. I did explain the importance of knowing such fact is as important as knowing the example of kids dying of hunger and us not wasting food. Also the tv programs that talk about children obesity.
Matters seemed cleared and it was time for recess.
I actually found myself with a parent (not even from the boy) by the door wanting explanations about the facts from the day before. I welcomed her inside, telling all the events into details showing all materials used and from where it did come from the eating habits conversation. The parent told me all parents were quite shocked as the kids had brought home the information that I had used that boy as a bad example of what not to do when eating. To matter worse, the parent added that it seems the boy in question went home telling his mum that I called him a pig and told him not to eat anymore. She then added however she was also quite pleased to her from her son that he eat 5 green beans with his meat. Smilling, I just reassured the huge misunderstanding and as kids do, under pressuare and feeling guilty, have taken out of proportion the whole situation. I made myself available for any parent that would want to come in and clarify personaly the matter, emphasyzing all my good intetion from the beggining. Once we said our goodbyes I did realize that matters were actually turning into a huge iceberg and decided to write an email straight away to the teachers from both Grade 5 classes and their Dean. I didn’t make in time to finish and head to lunch that I got told the Headmaster wanted me in his office right away as it seemed the parents of the kid in question had placed a formal complaint against me with the accusation of a bullying act against their son.

Well I guess you can imagine the rest of this story. Yes, I lost my job. Or else, I didn’t pass my month period of trial.
That is not, however, the reason I chose to share this story publicly on my blog. We all know how delicate political issues inside the schools are. Let alone get into deepth of how they did manage everything. It lasted less that 24 hours. The sad thing is just the “excuse” they used to justify not pursuing with my contract which was due the “cultural differences that did not let me fulfill my department expectations”

What I want to share here is the fact that the school chose not to consider the lack of food education that has led into this whole problem. Chose the easiest route by numbing the situation.
I’m sure you all understood that the kid in question has problems, serious one, of weight, besides all other issues that actually leeds him to taking onto eating more. My position during that lunch time was not only as a teacher on duty but also as an adult that knows the difference and limits of when a child is eating for pleasure not anxiety. (another issue that is overspoken in school as parents seems to be very concearned that children are not eating really well due to lack of surveillance during lunch time.)
A question that keeps coming back to my mind is: if by any chance that kid had felt sick with indigestion, would I have been accused of not doing my job properly and looking after if he was eating too much at lunch?!
Not to mention that after that turbulent day of mine, at “home time” I crossed with the kid and his mum leaving the coffee room where he had 2 kinder bueno chocolates in his hands (and i had a broken heart!)

The point I’m wanting to raise attention here is that Italy has not yet understood the seriousness and importance of food education on children. I’m sure the case I’ve encountered is not the only one!
It’s not just because Italy is part of a mediterranean food culture that we can put our minds at peace.
There is an immense work needing to be done. From our homes to schools. Little by little.
We educators have the obbligation to work on this matter. We are caring for and educating the future generations.
I, as a human being, as an educator (jobless again) and the Foodsitter will carry on fighting this battle right to its core. Because I believe, I understand and moreover because the health and wellbeing of each single child should be put ahead of any school political issues being a public or private school.

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4 thoughts on “La scomoda verità / The uncomfortable truth

  1. Ciao Marcela. Per fortuna non siamo tutti uguali. Siamo in tanti a condividere una alimentazione sana anche se in minoranza.
    La lotta contro la salute, in ambito scolastico è dura, ed è per questo che noi abbiamo scelto di insegnare bene alle nostre figlie cosa mangiare in modo tale da saper cosa accettare e cosa no all’interno della scuola. Le mamme si nascondono dietro scuse inutili quale tempo di cucinare ecc, ma non c’è bisogno di tante ore in cucina per mangiare bene. Pensa che la mia piccola di 5 anni, spiega alla maestra quali alimenti si possono abbinare e quali no. Se non ci sono le basi familiari come tutto, un bimbo conosce solo quello che gli viene proposto.
    Nadia

    • Infatti Nadia come hai detto, purtroppo (aggiungo io) e buoni esempio sono ina grande minoranza!!! Mi fa molto piacere che tua figlia insegni alle maestre!
      Il lavoro a fare nelle scuole (e anche in tante case) è veramente lungo, intenso e delicato ma io non mi arrendo!
      Se ti va sto aprendo una nuova sezione per il blog e con molto piacere ti mando il piccolo questionario in modo che voi potete partecipare! fammi sapere che ti mando via inbox di Facebook ok?!

  2. Non mi sono mai iscritta a facebook è uno strumento utile per chi lavora per pubblicità ma per i miei contatti personali, preferisco il telefono. Se vuoi tramite mail?
    Nadia

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